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Di ipertensione, diabete e montagna

Durante una recente visita un paziente mi ha posto alcune domande interessanti. Colgo l’occasione per fare alcune precisazioni in merito ad ipertensione e diabete e alle loro correlazioni con l’esercizio fisico.

Il diabete mellito (DM), nelle sue diverse presentazioni, è una delle principali cause di mortalità nel mondo. Esso grava sulla salute pubblica per le condizioni patologiche associate e per i costi sanitari derivanti1. Un recente studio condotto su una popolazione di oltre 4 milioni di persone, in 200 diversi paesi nel mondo, ha rilevato dal 1983 al 2014 un significativo incremento della prevalenza mondiale del diabete dal 4,3%0 al 9% nella popolazione maschile e dal 5% al 7,9% nella popolazione femminile, con un trend ancora in crescita1.

Sull’altro braccio della bilancia della salute globale, l’ipertensione arteriosa nelle sue varie forme interessa il 31% della popolazione adulta mondiale. Nonostante la sensibile riduzione nei paesi con più alti standard sanitari, oggi si stimano oltre 1,3 miliardi di persone affette2.

Il diabete mellito è una malattia metabolica caratterizzata da un aumento cronico dei livelli ematici di glucosio con un’alterazione del normale metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine, dovuto a una carenza di insulina e/o ad una resistenza da parte delle cellule all’azione della stessa3. Obesità ed insulinoresistenza sono direttamente correlati all’incidenza di diabete mellito (in particolare il tipo secondo). Ad essi si associa frequentemente un quadro di displipidemia ed ipertensione arteriosa. Già di per sé il DM rappresenta un importante fattore di rischio di ictus ed infarto cardiaco, per le sue complicanze microvascolari (retinopatia, malattia renale e neuropatia diabetica) e macrovascolari. La coesistenza di diabete mellito ed ipertensione arteriosa non opportunamente controllati determina un aumento esponenziale del rischio di malattie cardiovascolari. In particolare la malattia coronarica e l’infarto cardiaco rappresentano la prima causa di morte nei soggetti diabetici4.

Fin qui solo cattive notizie, ma la situazione non è così tragica  – d’altronde sono qui proprio per parlarvene!

Se infatti l’obesità e l’aumento di peso sono chiaramente correlati ad un aumento del rischio di diabete mellito di tipo 2, o ad un difficile controllo della glicemia, il tempo impiegato in attività fisica, così come la scelta giornaliera di camminare anche solo per andare a lavoro o l’utilizzo della bicicletta ne riducono significativamente il rischio5.

E’ stata dimostrata infatti una correlazione diretta tra il tempo speso in attività fisica e il rischio di sviluppare il diabete. Esiste quindi una stretta relazione tra il tipo di attività fisica svolta, l’indice di massa corporea (BMI) ed il corretto controllo metabolico della glicemia. Maggiore è il tempo speso in attività fisica (qualsiasi essa sia!) minore è il rischio di sviluppare il diabete mellito; d’altra parte in caso di alterazioni glicemiche che si rivelano in franco diabete o in ridotta tolleranza ai glucidi, una regolare attività fisica favorisce un migliore controllo della glicemia5.

Attività fisica come fattore protettivo e di controllo

L’attività fisica migliora la sensibilità delle cellule muscolari all’insulina. Questo permette una maggiore captazione cellulare di glucosio e una migliore risposta all’azione dell’insulina rilasciata dopo un pasto, con il conseguente decremento dei livelli glicemici che, così, possono essere meglio mantenuti entro il target ottimale. Si determina così una correlazione inversamente proporzionale tra il grado di attività fisica e i livelli di glucosio nel sangue: maggiore è l’attività fisica (sia in termini di tempo dedicato, sia in termini di equivalenti metabolici spesi) minore risulta la media glicemica6.

Ugualmente l’attività fisica aiuta a mantenere una migliore funzione circolatoria e cardiovascolare nei soggetti in sovrappeso o obesi. In uno studio storico il livello di attività fisica (misurato come kcalorie/settimana) è stato correlato al BMI e alla presenza di ipertensione arteriosa nella valutazione del rischio di diabete mellito: considerando come categoria a maggiore rischio quella delle persone in sovrappeso o ipertese con uno stile di vita sedentario, è stato dimostrato come l’attività fisica settimanale sia in grado di ridurre sensibilmente il rischio di diabete mellito in entrambe le categorie7.

Diabete, ipertensione ed esercizio fisico

Se è pur vero che l’attività fisica come abbiamo visto è un fattore protettivo nell’insorgenza di DM e aiuta a regolare la glicemia, bisogna dire che non tutti gli sport hanno lo stesso effetto. Dalle evidenze raccolte è lecito affermare che l’attività fisica intensa (nuoto, tennis, corsa, …) ha un effetto protettivo maggiore7. Ma è risaputo che lo stile di vita metropolitano non sia sano, sia per fattori ambientali sia voluttuari. Per quanto ci si sforzi a mantenere sotto controllo pressione arteriosa e glicemia con la corsetta mattutina o usando la bicicletta per andare a lavoro, nella partita alla prevenzione ed al controllo metabolico il tran tran quotidiano gioca contro.

L’esposizione al particolato (PM 2,5) ed ai residui di combustione è stata ripetutamente correlata ad un aumento cronico dei valori di pressione arteriosa. Inoltre, nel tempo, gli inquinanti atmosferici riducono la sensibilità endogena all’insulina, agendo quindi come fattori di rischio di DM e malattie cardiovascolari8.

In questo contesto, la montagna torna nostra alleata in un corretto stile di vita, aiutandoci nella prevenzione e nel controllo metabolico.

Il ruolo della montagna

Anche se l’esposizione a basse temperature così come ad elevate altitudini (superiori a 2500m) e latitudini siano state imputate come causa di incremento della pressione arteriosa8, l’assenza di inquinamento acustico e dell’esposizione a rumori forti riduce l’attivazione delll’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e così il livello di catecolamine circolanti. Contrariamente al costante stimolo di fondo adrenergico “attacca o fuggi” del quotidiano, la montagna sembra così invitarci placidamente a restare.

Il fresco di una notte di bivacco, riscaldato solo dalla tendina e dal sacco a pelo, permette alla temperatura corporea di scendere fino al set-point centrale del sonno non-REM. Questo garantisce un’alba con una pressione arteriosa più bassa e meglio controllata. Una temperatura notturna più alta è stata correlate infatti a livelli pressori diurni più elevati, a causa dell’alterazione della fisiologia del sonno causata dal riscaldamento corporeo8.

La lontananza dai centri abitati e le maggiori altitudini garantiscono un’attività fisica in un ambiente con concentrazioni assai ridotte di inquinanti atmosferici. Questo garantisce un miglior controllo della pressione arteriosa ed una maggiore sensibilità all’insulina, che si traduce in una migliore gestione del DM o nella prevenzione dello stesso.

Controllo cardiocircolatorio e metabolico in altitudine

Proprio in merito all’altitudine, è stato ipotizzato che quote elevate possano interferire con il controllo glicemico nei soggetti diabetici. A tal proposito, una dieta corretta e l’esercizio fisico hanno un’influenza maggiore rispetto all’altitudine9. Inoltre, anche se alcune evidenze su modelli sperimentali suggeriscono un aumentato rischio di ipertensione polmonare nei ratti affetti da DM di tipo 2 esposti ad ipossia ipobarica10, non vi sono evidenze di un aumentata incidenza di male acuto di montagna (AMS) nei soggetti diabetici durante le grandi ascensioni11, fermi restando gli opportuni accorgimenti dietetici, igienici e farmacologici del caso9.
Ma dalle profonde modificazioni e degli adattamenti fisiologici a cui il corpo umano va in contro durante un’ascensione ad alta quota, esposto agli effetti dell’ipossia, esula questo post e di loro si parlerà altrove.

Ricapitolando

L’attività fisica (qualsiasi essa sia) aiuta a prevenire l’insorgenza di diabete ed ipertensione. Maggiore è l’impegno fisico richiesto nelle attività svolte, maggiore è la protezione offerta e minore è il rischio di insorgenza di diabete, anche in pazienti a rischio. In soggetti con insulinoresistenza l’attività fisica quotidiana migliora la sensibilità all’insulina. Di conseguenza nei soggetti affetti da DM l’attività fisica consente di mantenere un migliore controllo glicemico.

E se la città ci intrappola nel suo frastuono e nell’atmosfera poco salubre, allora abbiamo solo da guadagnare da una sana fuga in montagna!

 in copertina: "La finestra sul mondo"12

Riferimenti

1.
NCD R. Worldwide trends in diabetes since 1980: a pooled analysis of 751 population-based studies with 4.4 million participants. Lancet. 2016;387(10027):1513-1530. [PubMed]
2.
Mills K, Bundy J, Kelly T, et al. Global Disparities of Hypertension Prevalence and Control: A Systematic Analysis of Population-Based Studies From 90 Countries. Circulation. 2016;134(6):441-450. [PubMed]
3.
Ho B, Jasvindar K, Gurpreet K, et al. Prevalence, awareness, treatment and control of diabetes mellitus among the elderly: The 2011 National Health and Morbidity Survey, Malaysia. Malays Fam Physician. 2014;9(3):12-19. [PMC]
4.
Kuller L, Velentgas P, Barzilay J, Beauchamp N, O’Leary D, Savage P. Diabetes mellitus: subclinical cardiovascular disease and risk of incident cardiovascular disease and all-cause mortality. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2000;20(3):823-829. [PubMed]
5.
Hu G, Lindström J, Valle T, et al. Physical activity, body mass index, and risk of type 2 diabetes in patients with normal or impaired glucose regulation. Arch Intern Med. 2004;164(8):892-896. [PubMed]
6.
Matshipi M, Monyeki K, Kemper H. The Relationship between Physical Activity and Plasma Glucose Level amongst Ellisras Rural Young Adult Males and Females: Ellisras Longitudinal Study. Int J Environ Res Public Health. 2017;14(2). [PubMed]
7.
Helmrich S, Ragland D, Leung R, Paffenbarger R. Physical activity and reduced occurrence of non-insulin-dependent diabetes mellitus. N Engl J Med. 1991;325(3):147-152. [PubMed]
8.
Brook R, Weder A, Rajagopalan S. «Environmental hypertensionology» the effects of environmental factors on blood pressure in clinical practice and research. J Clin Hypertens (Greenwich). 2011;13(11):836-842. [PubMed]
9.
Richards P, Hillebrandt D. The Practical Aspects of Insulin at High Altitude. High Altitude Medicine & Biology. 2013;14(3):197-204. doi: 10.1089/ham.2013.1020
10.
Pan M, Han Y, Si R, Guo R, Desai A, Makino A. Hypoxia-induced pulmonary hypertension in type 2 diabetic mice. Pulm Circ. 2017;7(1):175-185. doi: 10.1086/690206
11.
Luks AM, Swenson ER, Bärtsch P. Acute high-altitude sickness. Eur Respir Rev. 2017;26(143):160096. doi: 10.1183/16000617.0096-2016
Medico, neurochirurgo in formazione, esperto in medicina delle spedizioni e degli ambienti remoti. Alpinista e rocciatore, medico e fotografo, trascorre le sue giornate costantemente diviso tra l'amore per la ricerca, la medicina e la tensione interiore dell'infinito sconfinato delle vette, avventura dopo avventura.
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